Paolo Conte, l'Intelligenza degli Elettricisti
Ascoltando Paolo Conte"Un gelato al limon" di Paolo Talanca
“E ti offro l'intelligenza degli elettricisti
cosi almeno un po' di luce avrà
la nostra stanza negli alberghi tristi
dove la notte calda ci scioglierà"
E' un passo di una canzone maledettamente bella di Paolo Conte,
che si intitola Un gelato al limon.
Nella canzone, l'autore elenca una serie di cose che darà alla
"donna che stai entrando nella mia vita / con
una valigia di perplessità".
Tra tutti, questa degli elettricisti è l'elemento
che colpisce maggiormente.
Ho sempre conosciuto questa canzone ma la amavo
semplicemente per l'incedere del ritmo, senza capire cosa diavolo
ci facessero degli elettricisti dentro una canzone d'amore. Era il
periodo tra gli anni Ottanta e i Novanta e a casa mia madre
riempiva i sofà con ragazzini accoccolati ad ascoltare 'sto
benedetto mare, Tozzi che ripeteva l'ossessionante dichiarazione
senza apostrofo rosa in mezzo e Raf e Ramazzotti che mettevano
l'immenso, l'amore, l'eternità e l' "interminatamente" anche nel
caffellatte di mia sorella.
In mezzo a tutto questo, c'era una vecchia cassetta da 90 minuti, nera della Philips, di mio padre.
Sopra c'erano canzoni miste e, appunto Gelato al limon.
Devo ammettere che anche le mie preferenze in fatto di
gelati avevano acceso la miccia della curiosità. Tra tutto il resto, il gelato al limone era sicuramente il mio
maggiore motivo di capricci: più del Corriere dei piccoli, più di Daltanius, più dei Tre porcellini, del vestito di
Superman e delle piste Polistil.
Poi quell'incedere coinvolgente della canzone, quella voce calda, sorniona, stonata, i
ntonata e perfettamente imperfetta.
La amavo, come amavo quella di Jannacci o gli spettacolini di mio zio il giorno di Natale.
Però sentivo che qualcosa era fuori posto. Insomma, era una
canzone d'amore; questa donna che entrava nella sua vita... per
me il gelato aveva tutt'altra funzione - come, per esempio, quella
di impiastricciarmi fino alle sopracciglia.
E poi quegli elettricisti. Va bene la voce amicale, ma gli elettricisti
che ci azzeccano???
Poi, molto poi, mi sono innamorato. Ho attraversato il dolore del
piacere d'amore e quello della delusione più atroce; e ogni volta
riprendevo il volo e ogni volta ripiombavo giù, dopo le eternità e i
"per sempre" dei momenti più intimi.
Sono stato accoccolato anch'io, ho amato un soldo, il primo maggio, in aria e anche quando veniva testa. Ho
amato interminatamente, in modo che per me era l'immenso, strappandomi il cuore per
un passerotto che andava via puntualmente di sabato, nel pomeriggio.
Chissà, poi - ancora, molto poi - quale sia stata la molla e il punto palingenetico.
Forse Fabrizio, forse
Francesco, forse semplicemente la consapevolezza
che in mezzo a questa vita si cerca, nel miglior modo
possibile, di vivere per le proprie parole, non riuscendoci,
non provandoci, non rendendosi conto che ci si
dovrebbe sempre provare, eticamente armati di buona volontà.
Fatto sta che ho compreso l'importanza di quel tipo di "intelligenza
degli elettricisti". Ho compreso lo sforzo della signora Bovary, dello
scegliere invece di continuare a farsi scegliere, del volo del
tacchino, del battersi con un "esercito di idraulici, condomini,
dentisti, rompipalle e bottegai". E forse non è nemmeno giusto dire
che qualcosa si è compreso. In fondo, sono le esigenze personali e
le contingenze che ci portano a tentare voli pindarici o cercare di
rispettare chi ci sta accanto, con una voglia indicibile di entrare nel
suo mondo, di impastarsi nella terra e nel fango della vita, per
tendersi la mano di fronte a una coda alle poste o un piatto di
spaghetti scotti al burro, da preparare "perché all'una torna lei, ed
è affamata come un muratore a mezzogiorno".
Certo, quando poi mi è capitato di ascoltare, in particolare, Ritratto
di signora in raso rosa, di Vecchioni, ho provato pressappoco le
stesse sensazioni di Proust con le "maddalenine", e gli elettricisti
mi sono apparsi come in uno specchio dal fondo ambrato di una
tazza di tè.
Forse, il nuovo sapore dell'amore ha probabilmente un
residuo indelebile di idealismo che basta a se stesso.
Però quegli elettricisti oggi per me sono più intelligenti che mai;
più di mille soli, di mille cuori e di mille amori;
più di decine e decine di piazze illuminate, di nomi scritti in cielo, di montagne scalate.
E, nel fondo, pregusto già il prossimo assaggio di gelato al limon,
più di ogni Daltanius, trasalendo come
trasalii un tempo, "attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me.
Un delizioso piacere m'aveva
invaso, isolato, senza nozione di causa.
E subito, m'aveva reso indifferenti le vicissitudini, inoffensivi i rovesci,
illusoria la brevità della vita. Non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale."
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